RAZIONALITÀ LIMITATA

Condizione propria dell’uomo di incontrare limiti nella comprensione dei fatti e nella previsione degli eventi, nonostante gli sviluppi raggiunti dalle scienze pure e applicate e dalle tecniche. Le cause sono parecchie: imperfezione dei modelli di rappresentazione della realtà, conoscenza e padronanza imperfetta delle scienze e delle tecniche; limiti neuro-psicologici naturali e limiti psico-patologici che condizionano l’efficienza del cervello alterando i processi della ragione e la motivazione; caratteristiche proprie dei sistemi naturali che rendono difficile o irrealizzabile la previsione a medio-lungo termine; impossibilità di conoscere tutte le variabili che possono influire su un evento e incapacità di misurarle con sufficiente accuratezza; asimmetria dell’informazione, cioè la condizione di una delle parti in una transazione di possedere informazioni che l’altra parte ignora o padroneggia meno bene. Il concetto di razionalità limitata, introdotto negli anni Ottanta da Herbert Alexander Simon (premio Nobel per l’economia, ma professore di computer science and psycology) si contrappone a quello di razionalità perfetta, o sostanziale, dell’economia classica e neoclassica, secondo cui l’uomo è un onnisciente calcolatore, capace di ragionare perfettamente e di identificare e compiere tra le molte scelte possibili quella ottima per sé e per gli altri (homo oeconomicus). Per Simon e per la scuola cognitivista di cui egli fa parte, nessun uomo può raggiungere questa onniscienza e questa razionalità e nemmeno cerca veramente soluzioni ottime. Di fatto la gente è dotata solo di una razionalità limitata, si limita a cercare soluzioni soddisfacenti (satisfacing), sebbene spesso miopi e nell’identificazione e nella soluzione dei problemi estende l’analisi solo fin dove le è possibile e conveniente in base allo sforzo cognitivo e al costo dell’accuratezza delle informazioni.