RATING

Lett.: classificazione (fr. notation). Opinione espressa da un’organizzazione indipendente, detta correntemente “agenzia di rating”, sulla capacità di un’emittente o di un’emissione di far fronte agli impegni finanziari(pagamento di interessi o dividendi e rimborso del capitale) secondo certe scadenze. Il rating può quindi riguardare l’emittente (e in tal caso è detto “rating di controparte”, counterparty risk rating, issuer credit rating), oppure un’emissione particolare. L’emittente può essere un’impresa, un’organizzazione non business, uno Stato, una collettività locale o altro ente pubblico. Nel caso delle imprese occorre distinguere, quanto alla dimensione, tra grandi imprese e piccole e medie imprese (PMI) e, quanto all’attività, tra banche, fondi comuni d’investimento, compagnie di assicurazione, altri servizi finanziari, altre imprese. Alla segmentazione corrisponde anche una specializzazione in termini di criteri di analisi, scale di valutazione, conoscenza dei mercati, delle tecnologie ecc. da parte dei valutatori. Le agenzie percepiscono per l’attività di rating una commissione fissa annuale più una percentuale sul valore dell’emissione. Sebbene sia l’emittente a chiedere e a pagare il rating,le agenzie di rating sono organizzate per prestare un servizio principalmente agli investitori e ai creditori e costruiscono il loro capitale di avviamento sulla fiducia di questi ultimi. Per questi motivi alcune agenzie hanno preso a pubblicare rating anche su organizzazioni che non l’hanno richiesto, prendendo con ciò una strada comprensibilmente impopolare. È frequente l’uso da parte degli emittenti di richiedere il rating per sé o per le proprie emissioni a più di un’agenzia. Si noti, inoltre, che oltre al rating esistono altre fonti di informazioni per gli investitori e i creditori in genere. Alcune sono istituzionali (p.e. la Centrale dei rischi della Banca d’Italia e il servizio di quotazione delle imprese francesi prestato dalla Banque de France, su cui vedi infra), altre sono servizi di informazione finanziaria prestati per lo più a pagamento e in via professionale da banche e da società specializzate, le grandi agenzie di rating in primis.

1. Che cosa apprezza il rating. Il rating apprezza solo il rischio di credito (credit risk), cioè il rischio che la controparte del creditore (il debitore e gli eventuali garanti) può non adempiere le sue obbligazioni; non riguarda altre specie di rischio che possono causare perdite, come il rischio di tasso, il rischio di cambio, il rischio di pagamento anticipato ecc. e, soprattutto, non è mai una raccomandazione di comprare, vendere o tenere in portafoglio un titolo o di stabilire o rompere relazioni d’affari con un’istituzione piuttosto che con un’altra. D’altra parte la valutazione del rischio di credito deve tener conto del rischio di regolamento, del rischio di mercato, dipendente dalle variazioni di liquidità del mercato, del rischio di finanziamento, relativamente alle posizioni intrattenute su strumenti finanziari derivati e dei rischi di tipo legale per i nuovi prodotti. Nel caso dell’emittente l’analisi va oltre al rischio di credito puro e semplice e considera una serie di fattori che involgono il management, la performance, la volatilità ecc. L’opinione è riassunta attraverso simboli, comunemente lettere dell’alfabeto accompagnate talvolta dai segni + o -, talvolta da lettere e numeri e sono supportate da un documento di considerazioni analitiche che spiegano le ragioni dell’apprezzamento. Le agenzie monitorano permanentemente il rating rilasciato e, via via che si rendono necessari, ne comunicano al mercato l’upgrade (miglioramento) o il downgrade (peggioramento). Talvolta anticipano la decisione informando di aver messo sotto analisi un certo rating e precisano (ma non sempre) se ci si attende un upgrade piuttosto che un downgrade. I rating sono fondati su informazioni fornite dall’emittente o da coobbligati, da sindacati di collocamento, finanziatori, esperti e da qualsiasi altra fonte che l’agenzia giudica affidabile. L’agenzia di regola non sottopone a controllo né a verifica le informazioni. Tuttavia il diniego, l’assenza o il cambiamento di informazioni può abbassare il rating o portare al rifiuto di assegnarlo.

2. Agenzie di rating. Il mercato mondiale del rating è oligopolistico, dominato attualmente da agenzie che fanno capo a tre grandi gruppi internazionali: le due più grandi e più antiche, Standard & Poor’s e Moody’s, e Fitch, di recente aggregazione. Ciascuno di questi gruppi è presente con una succursale o con una joint venture nei diversi Paesi. Nel nostro esse sono rispettivamente Standard & Poor’s Europe Inc., Moody’s Italia srl e Fitch Italia spa, tutte insediate a Milano. Negli Stati Uniti S&P e Moody’s accentrano circa l’80% del giro d’affari e Fitch si attribuisce una quota superiore al 15%. A.M. Best è una società specializzata nel rating sulle compagnie di assicurazione.

3. Diffusione del rating. La pratica del ricorso al rating ha un antesignano negli Stati Uniti con le informazioni finanziarie, destinate specialmente agli investitori europei nel Nuovo Mondo, che Henry Varnum Poor aveva iniziato a fornire nel 1860. Veri e propri rating sono stati pubblicati però solo a partire dal 1909 da John Moody e dal 1916 dalla Standard Statistics. Dal primo deriva Moody’s, dalla seconda Standard & Poor’s. Sempre gli Stati Uniti sono il Paese dove il ricorso al rating per emissioni ed emittenti è diffusissimo. In Europa una notevole diffusione per il rating emittentee per quello emissione si è verificata solo in Francia e già a partire dagli anni Ottanta, anche per il fatto che il rating è là diventato obbligatorio per certe categorie di titoli. In Francia è abbastanza sviluppato il rating delle PMI specie di quelle che emettono titoli sui mercati finanziari locali. Altra peculiarità francese è il servizio di cotation delle imprese francesi che la Banque de France compie e aggiorna sistematicamente attraverso la raccolta e lo studio dei bilanci e mette gratuitamente a disposizione di ogni operatore finanziario. La cotation è un giudizio sintetico che si traduce in un codice alfabetico e numerico di tre cifre. Esso si avvicina al rating, sebbene si basa solo sui bilanci e non si completa con un’analisi personalizzata dell’impresa.

4. Utilità del rating. Il rating apporta utilità all’istituzione che se lo fa attribuire e all’investitore con la possibilità, per la prima, di abbassare il costo del finanziamento, di facilitare il collocamento e di farsi conoscere in mercati finanziari e commerciali diversi da quelli suoi propri (effetto marketing), per il secondo, di avere informazioni su fin dove un dato impiego corrisponde ai termini nei quali egli vuole o voleva investire. È considerato prudente consultare il rating di un titolo prima di acquistarlo.

5. Simboli e significato della notazione del rating. Il rating è dunque un sistema di classifi- cazione stabile fondato su criteri trasparenti, risultante da un processo analitico molto approfondito e costantemente verificato, che attribuisce al singolo titolo o a un dato emittente una classe di rischio, contrassegnata da una sigla, che esprime la sua probabilità di insolvenza. Per i il credit rating a medio-lungo termine il sistema di classificazione internazionale delle grandi agenzie è riportato nel prospetto seguente.

Fitch Moody's S&P che cosa significa
Investment Grade
AAA Aaa AAA Highest credit quality
AA Aa AA  Very high credit quality
A A A High credit quality
BBB Baa BBB Good credit quality
Non-investment Grade
BB  Ba  BB  Speculative
B B B Highly Speculative
CCC Caa CCC High Default Risk
CC  Ca  C  High Default Risk
C C C High Default Risk
DDD C D Default
DD  C D Default
D C D Default

investment gradedefaultnon-investment gradedefaultrischio di credito

6. Società di rating riconosciute in Italia. La Banca d’Italia indica come “società di rating riconosciute” (Istruzioni di Vigilanza, Tit. IV, Cap. 3, All. B) a) Italrating DCR spa (per gli emittenti italiani e per le emissioni di soggetti esteri quotati in Italia), b) Moody’s Investor Service, Standard & Poor’s, Fitch-IBCA Investors Service, Duff & Phelp Credit Rating Co., Thomson BankWatch (per gli emittenti italiani ed esteri e per le emissioni di soggetti esteri quotati in Italia), c) le società riconosciute dalle locali autorità di Vigilanza per le emissioni di emittenti locali e per le emissioni quotate sul mercato locale (per gli emittenti dei Paesi che sono membri a pieno titolo dell’OCSE). In seguito alle acquisizioni e alle fusioni verifi- catesi negli ultimi anni, di fatto solo Moody’s, S&P e Fitch sono presenti e operative nel nostro Paese.