RAPPORTO RADCLIFFE

Rapporto presentato dal Committee on the Working of the Monetary System presieduto da G.B.E. Radcliffe e istituito dal Cancelliere dello Scacchiere inglese nel 1957. Il Rapporto, presentato al Parlamento e pubblicato nel 1959, è accompagnato da tre volumi di Memoranda e uno di Minute of Evidence. Esso contiene una descrizione accurata del sistema bancario e finanziario inglese degli anni Cinquanta estesa a tutti gli intermediari pubblici e privati e un’analisi e una spiegazione dei meccanismi di trasmissione della politica monetaria e della sua efficacia interamente compiuta secondo un orientamento keynesiano. Ciò fu dovuto al fatto che il Comitato era composto interamente di economisti di formazione keynesiana e al fatto che il nascente monetarismo di Milton Friedman era ancora confinato nell’accademia americana. Per questo motivo il Rapporto Radcliffe è stato considerato a suo tempo come la più importantetrattazione di economia monetaria keynesiana e del modo keynesiano di vedere i meccanismi di trasmissione e l’efficacia della politica monetaria e ha costituito per molti anni il punto di riferimento e di legittimazione della politica monetaria e fiscale inglese, di fatto del deficit spending. Il Rapporto rifiuta il concetto di velocità di circolazione della moneta, manifesta la convinzione che l’intensità della domanda aggregata è influenzata dalla liquidità degli agenti potenziali di spesa e quindi dalla liquidità dei loro possibili finanziatori. Di conseguenza, per il Comitato la politica monetaria dovrebbe limitarsi ad assicurare la liquidità dell’economia. Negli strumenti di controllo dell’inflazione proposti dal Rapporto Radcliffe non sono incluse restrizioni all’offerta di moneta. Dell’impiego della politica monetaria il Rapporto Radcliffe ha una concezione riduttiva, imitata a un ruolo del tutto secondario e subordinato di appoggio alle misure di politica fiscale e ai controlli amministrativi diretti sull’economia.