RAPPORTO MACMILLAN

Il Macmillan Report è il prodotto, pubblicato nel 1931, del Committee on Finance and Industry inglese, istituto nel 1929. Al Comitato, che aveva l’incarico di studiare i problemi valutari, finanziarie industriali suscitati dalla difficile congiunturaeconomica interna e internazionale, partecipò tra gli altri anche John Maynard Keynes (1883-1946). Il Macmillan Report contienedue importanti conclusioni: l’una sulla stabilità del tasso di cambio della sterlina, che venne riconosciuto da tutti i componenti una prioritàassoluta per l’Inghilterra, l’altra sul finanziamento delle imprese. Sul primo punto il Comitato fu smentito dai fatti: due mesi dopo la pubblicazione del Report l’UK abbandonò il gold standard e il cambio della sterlina si deprezzò subito del 2% seguitando a scendere per un anno.Sul secondo punto il Report mise in evidenza le difficoltà delle piccole e medie imprese (smaller and medium-sized companies; v. PMI) di finanziamento a medio-lungo termine (Macmillan gap), riconoscendo nel contempo così il ruolo importante delle PMI nello sviluppodel reddito e dell’occupazione. Il Comitato raccomandò di istituire un ente con meccanismi di raccolta di fondi a lungo termine anche per somme modeste, intorno alle 200.000 sterline, non collocabili attraverso i canali ordinari delle issuing houses. Questa proposta fu realizzata nel 1945 quando le banche sostennero la Banca d’Inghilterra nella costituzione dell’Industrial and Commercial Finance Corporation (ICFC). Il concetto di PMI con le connesse difficoltà di finanziamento è stato ripreso dal Bolton Committee del 1969-1971 edal Wilson Committee del 1977-1980 (v. Rapporto Wilson), specificamente costituito per lo studio dei problemi delle PMI e ha costituito il punto di partenza delle politiche a favore delle PMI avviate nel secondo dopoguerra in Occidente. Il Rapporto Macmillan ha anche un rilievo storico dovuto al fatto che nel Comitato si discusse l’utilità di un programma di opere pubbliche e di restrizioni alle importazioni per il rilancio dell’economia inglese. La questione era stata proposta in quegli anni da Keynes e aveva trovato una risposta favorevole nell’Addendum I allegato al Rapporto Macmillan, un documento firmato oltre che da Keynes anche da altri economisti ma venne rigettata dal Comitato e non accolta nelle conclusioni finali del Report.