OVERSHOOTING DEL TASSO DI CAMBIO

Con il termine overshooting si è soliti indicare il deprezzamento (apprezzamento) di breve periodo del tasso di cambio nominale superiore al suo valore di lungo periodo a seguito di un aumento (riduzione) dell’offerta di moneta. Questo fenomeno, descritto per primo da R. Dornbusch (1976), è dovuto principalmente alla presenza di rigidità che impediscono l’istantaneo aggiustamento dei prezzi. L’ipotesi di prezzi rigidi, plausibile nelle analisi di breve periodo, pone l’onere dell’aggiustamento sul tasso di cambio nominale che dunque esibisce una volatilità molto alta. Consideriamo ad esempio gli effetti di una politica monetaria espansiva (restrittiva). A causa della fissità dei prezzi, con l’aumento (diminuzione) della moneta nominale aumenteranno (diminuiranno) anche i saldi monetari reali mentre il tasso di interesse nominale subirà una contrazione (innalzamento). Il rispetto della parità scoperta dei tassi d’interesse implica un deprezzamento (apprezzamento) nominale che compensi lo spread negativo (positivo) tra tasso di interesse domestico e tasso di interesse internazionale. Il tasso di cambio nominale si aggiusta istantaneamente più che compensando l’iniziale espansione (contrazione) monetaria. Il deprezzamento (apprezzamento) che ne consegue porta il cambio ad un livello superiore (inferiore) a quello di lungo periodo. É questo il fenomeno dell’overshooting. Nel medio periodo i prezzi interni saliranno determinando un relativo apprezzamento (deprezzamento) e nel lungo periodo il principio della neutralità della moneta sarà soddisfatto: tutte le variabili nominali saranno cresciute (diminuite) nella stessa proporzione della moneta.

Bibliografia

Dornbusch R. (1976), "Expectations and Exchange Rate Dynamics," The Journal of Political Economy, Vol. 84, pp. 1161-76

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