OTTENIMENTO ABUSIVO DI CREDITO

L’art. 137 TUBC (d.lg. 1993/385) prevede al secondo comma l’ipotesi contravvenzionale di falso interno bancario, che sanziona “chi svolge funzioni di amministrazione o di direzione presso una banca nonché i dipendenti di banche che, al fine di concedere o far concedere credito ovvero di mutare le condizioni alle quali il credito venne prima concesso ovvero di evitare la revoca del credito concesso, consapevolmente omettono di segnalare dati o notizie di cui sono a conoscenza o utilizzano nella fase istruttoria notizie o dati falsi sulla costituzione o sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del richiedente il fido” con l’arresto da sei mesi a tre anni e con l’ammenda fino a venti milioni di lire. L’ipotesi viene presa in considerazione qualora il fatto non costituisca più grave reato. La disposizione si caratterizza per una soglia di tutela particolarmente avanzata, poiché il reato si consuma già nella fase preliminare del rapporto di credito, a prescindere dalla idoneità delle false informazioni a trarre in inganno. La condotta consiste in false comunicazioni in relazione alla concessione di un fido e si configura anche con la semplice omissione. Ciò è dovuto al maggior disvalore che consegue a comportamenti ingannevoli posti in essere da soggetti qualificati dalla loro funzione nell’ambito della banca che eroga il credito. È proprio questa considerazione che fa ritenere incomprensibile, a fronte di una previsione delittuosa di mendacio bancario, la scelta legislativa di tutelare il falso interno con una contravvenzione, e la perplessità è ancora maggiore ove si ponga mente al fatto che la nuova ipotesi di cui al secondo comma è verosimilmente destinata a fungere da vera e propria norma di chiusura, in quanto chiamata a comprendere sotto il proprio ambito di operatività, in materia bancaria, le ipotesi che prima della l. 86/ 90 venivano punite a titolo di peculato per distrazione.