ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE (ONU) Enciclopedia

Acr.: ONU. Organizzazione intergovernativa costituita da 192 stati membri che ha come obiettivo il conseguimento della cooperazione internazionale nei diversi ambiti dello sviluppo economico, del progresso socioculturale, dei diritti umani e della sicurezza internazionale. L’Organizzazione ha sede a New York (Stati Uniti). Il 13 ottobre 2006 è stato eletto come 8° Segretario Generale dell’ONU il sudcoreano Ban Ki-Moon che è succeduto al ghanese Kofi Annan.

1. Dalla Società delle Nazioni all’Organizzazione delle Nazioni Unite

L’ONU nasce ufficialmente nel 1945, ma le sue origini possono farsi risalire alla Società delle Nazioni che operò sulla scena mondiale dal 1919 al 1945. Quest’ultima fu fortemente auspicata dal presidente americano Woodrow Wilson e creata con un accordo istitutivo (detto covenant o patto) inserito nel trattato di pace di Versailles e negli altri trattati di pace che decretarono la fine del primo conflitto mondiale. Gli obiettivi del patto per gli Stati contraenti erano di "promuovere la cooperazione internazionale e di garantire la pace e la sicurezza internazionali" con l’obbligo di non ricorrere alla forza ma "di intrattenere apertamente relazioni internazionali fondate sulla giustizia e sull’onore…". Dalla Società furono inizialmente esclusi i paesi vinti, Germania, Austria-Ungheria, Turchia e Bulgaria, oltre alla Russia dei Soviet. Paradossalmente restarono fuori del patto anche gli stessi Stati Uniti, in cui la maggioranza bocciò la ratifica dei trattati di Versailles.
La Società era composta dagli stessi tre organi fondamentali dell’odierna ONU: Assemblea Generale, Consiglio esecutivo e Segretariato. I primi due erano semplici conferenze diplomatiche, una generale ed una più ristretta, prive di qualsiasi potere legislativo ed esecutivo e con le stesse competenze, in cui le decisioni erano prese secondo la regola dell’unanimità. Dunque, le novità introdotte dalla Società delle Nazioni non sono da ricondurre tanto al carattere e alla struttura degli organismi posti in essere quanto piuttosto al carattere universale del patto, alla stabilità delle conferenze diplomatiche e alla periodicità delle loro riunioni, e alla preventiva accettazione da parte degli Stati membri di particolari obblighi relativi sia alla costituzione e funzionamento di tali organismi che al comportamento dei membri stessi nei confronti delle loro decisioni1. La composizione dell’Assemblea e del Consiglio continuò a variare negli anni seguendo l’evolversi della situazione europea. Furono gradualmente ammessi i vinti – alcuni dei quali però uscirono nuovamente dopo poco tempo a causa di diverse vicissitudini politiche (Germania e URSS) – ed espulsi altri Stati – tra cui l’Italia nel 1937, condannata per l’invasione dell’Abissinia –.
Lo sforzo di organizzazione istituzionale in materia di cooperazione internazionale prodotto dalla Società delle Nazioni venne vanificato dagli avvenimenti politici degli anni seguenti la sua costituzione e che portarono, nel 1939, allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Tuttavia quest’ultimo accadimento dimostrò, in maniera ancora più profonda, l’esigenza di una nuova struttura internazionale più stabile ed efficiente a garantire la cooperazione tra gli Stati. Tale esigenza fu soddisfatta, a conclusione della guerra, il 26 giugno 1945 durante la conferenza di San Francisco in cui gli Stati vincitori istituirono con statuto (la così detta "Carta di San Francisco") una nuova organizzazione internazionale di stampo universale e con finalità generali: l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Anche l’ONU dunque, così come la Società delle Nazioni, nacque all’interno degli accordi di pace di un conflitto mondiale, più precisamente la pace di Yalta, ed ebbe come suo principale promotore il presidente americano Franklin Delano Roosvelt. L’Organizzazione si costituì inizialmente attorno alla coalizione dei vincitori ed il Consiglio di Sicurezza, così come venne concepito nel 1945, fu per oltre quarant’anni lo specchio del bipolarismo USA – URSS che contraddistinse la situazione politica mondiale fino al crollo del regime sovietico e della cortina di ferro in Europa sul finire degli anni Ottanta. In particolare, questa situazione trovava rappresentazione nell’esistenza del diritto di veto per le potenze occidentali da una parte (USA, Gran Bretagna, Francia, più Taiwan in rappresentanza della Cina non comunista fino al 1971), e quelle comuniste dall’altra (URSS e Cina comunista dal 1971). Tale diritto rendeva possibile un tavolo di confronto fra i due blocchi e tra questi e il blocco dei paesi non-allineati, senza per questo che il sistema di voto permettesse di decidere al di fuori dell’accordo di tutti i membri permanenti. Al contrario della Società delle Nazioni, l’ONU si rivelò un sistema capace di resistere agli stravolgimenti politici e culturali del tempo. Dalla crisi di Cuba del ‘62 alla rivoluzione culturale del ‘68, l’ONU riuscì ad evitare il problema dei ritiri che aveva invece pesantemente colpito la Società delle Nazioni. La vera sfida che l’Organizzazione si è trovata ad affrontare nel corso della sua esistenza sembra essere frutto dei nostri tempi. Con il crollo del regime sovietico, la conseguente fine del bipolarismo mondiale e l’avvento di una nuova logica ispirata alla concorrenza globale, l’ONU si trova a fare i conti con un nuovo assetto politico ed economico che trova scarsa corrispondenza nella struttura e nelle regole dei suoi organi istituzionali. Per questo motivo, il dibattito che all’inizio del XXI secolo investe appieno l’Organizzazione verte su una sua profonda e necessaria trasformazione che possa permettere una più reale ed equilibrata rappresentazione del nuovo assetto mondiale in cui ogni Stato diviene possibile protagonista mettendo in campo i propri specifici elementi di potenza.

2. Scopi, principi e struttura dell’Organizzazione delle Nazioni Unite

La Carta dell’ONU rientra nella categoria dei trattati istitutivi di organizzazioni internazionali e rappresenta l’insieme delle norme situate al livello più alto nel sistema giuridico delle Nazioni Unite. L’articolo 1 della Carta identifica i fini principali dell’Organizzazione che possono essere sintetizzati come segue:
1. Mantenere la pace e la sicurezza internazionale promuovendo efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e risolvere pacificamente le situazioni che potrebbero portare ad una rottura della stessa;
2. Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto del principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli;
3. Conseguire la cooperazione internazionale in ambito economico, sociale, culturale ed umanitario e promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui;
4. Promuovere il disarmo e la disciplina degli armamenti;
5. Garantire il rispetto per il diritto internazionale e incoraggiarne lo sviluppo e la codificazione.
Per quanto riguarda la struttura dell’Organizzazione, si notano affinità e differenze con quella della Società delle Nazioni. Così come quest’ultima, l’ONU è composto dall’Assemblea Generale, dal Consiglio di sicurezza e dal Segretariato accanto a cui, però, figurano anche altri organi principali. Dell’Assemblea fanno parte, con eguale diritto di voto, tutti gli Stati aderenti all’Organizzazione. Tale organo si occupa di questioni fondamentali quali segnalazioni di pace, entrata, sospensione o espulsione di Stati membri e problemi di bilancio. Ogni Stato ha diritto ad avere 5 rappresentanti nell'Assemblea, ma dispone di un solo voto. Il Consiglio di sicurezza è invece un organo più ristretto e con maggiori poteri. E’ composto di 5 membri permanenti (Cina, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Russia) e di 10 membri non permanenti, eletti per un periodo di due anni dall’Assemblea Generale. I primi hanno diritto di veto, in altre parole possono bloccare qualsiasi decisione loro sgradita e fare in modo che non sia discussa dall’Assemblea. La presidenza del Consiglio è invece detenuta a rotazione mensile secondo l’ordine alfabetico dei membri non permanenti. Il Segretariato è un organo a carattere permanente presieduto dal Segretario Generale. Quest’ultimo è nominato dall'Assemblea su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza e resta in carica per quattro anni. Del Segretariato fanno parte un insieme di uffici e dipartimenti finalizzati alla gestione amministrativa dell'Organizzazione che operano in maniera assolutamente indipendente rispetto ai governi degli Stati membri. L’articolo 7 della Carta dell’ONU annovera, tra gli altri organi principali, anche il Consiglio economico e sociale, la Corte internazionale di giustizia ed il Consiglio per l’amministrazione fiduciaria. Quest’ultimo ha di fatto cessato di esistere con la fine dei regimi di amministrazione fiduciaria mentre la sua chiusura formale è stata concordata in un summit tenutosi a New York nel settembre del 2005. Del Consiglio economico e sociale fanno parte 54 membri nominati per tre anni che svolgono funzioni consultive e di coordinamento all'attività economica e sociale dell’Organizzazione e delle varie agenzie ad essa collegate. La Corte internazionale di giustizia, con sede all’Aja (Paesi Bassi), è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite ed ha il compito di dirimere le controversie fra gli Stati membri che ne hanno accettato la giurisdizione. La Corte è costituita da 15 giudici che non rappresentano i loro Paesi né possono investire altri incarichi di natura politica o amministrativa.
Accanto agli organi principali esistono una serie di organi secondari nella forma di fondi o programmi istituiti per fini specifici e collegati all’Assemblea Generale e al Consiglio Economico e Sociale. Tra i più importanti ricordiamo: l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR), la Commissione delle Nazioni Unite per il Diritto Commerciale Internazionale (UNCITRAL), l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNHCHR), l’Ufficio delle Nazioni Unite per i Servizi ai Progetti (UNOPS), la Commissione Economica per l’Africa (ECA), la Commissione Economica per l’Europa (ECE), la Commissione Economica per l’America Latina e i Caribi (ECLAC), la Commissione Economica e Sociale per l’Asia e il Pacifico (ESCAP), la Commissione Economica e Sociale per l’Asia occidentale (ESCWA), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), il Fondo di Sviluppo delle Nazioni Unite per le Donne (UNIFEM), il Programma Alimentare Mondiale (PAM), l’Istituto di Ricerca delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sociale (UNRISD), il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP).
Esistono inoltre una serie di agenzie specializzate sorte da trattati del tutto autonomi rispetto alla Carta delle Nazioni Unite ed i cui membri, solo in linea di principio, coincidono con quelli dell'Organizzazione. Tali agenzie operano indipendentemente dalle Nazioni Unite sia al livello giuridico che organizzativo che finanziario, coprendo tutti i settori dello sviluppo economico e sociale e fornendo assistenza tecnica ed altre forme di aiuto pratico ai vari paesi. Tra le principali si ritrovano: l'Organizzazione per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), l'Organizzazione Internazionale per il Lavoro (OIL), l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), l’Organizzazione Internazionale Marittima (IMO), l'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO), l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO), l’Unione Postale Universale (UPU), l’Unione Internazionale per le Telecomunicazioni (ITU), l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), il Programma Volontari delle Nazioni Unite (UNV).

3. L’ONU e i diritti umani

La nascita del diritto internazionale dei diritti umani è strettamente collegata a quella delle Nazioni Unite. Le ragioni di tale legame si ritrovano, oltre che nella corrispondenza del periodo storico che ne ha visto la luce, nella progressiva presa di coscienza del mondo politico dell’esistenza di una stretta relazione tra protezione dei diritti umani e mantenimento della pace. A tale proposito, proprio la Carta delle Nazioni Unite del 1945 indica tra gli scopi dell’Organizzazione sia quello di "mantenere la pace e la sicurezza internazionali" sia quello di "promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione". Sebbene un attento esame delle disposizioni della Carta tenda a far prevalere il primo sul secondo come fine prioritario dell’Organizzazione, non v’è dubbio che la protezione dei diritti umani assuma un ruolo strumentale rispetto al mantenimento della pace (Marchesi, 2007). La Carta delle Nazioni Unite contiene una serie di norme dedicate ai diritti umani, in cui si attribuiscono funzioni agli organi dell’Organizzazione e si impongono una serie di obblighi agli Stati membri. In forza dell’articolo 68 della Carta, che riconosce la facoltà al Consiglio economico e sociale di istituire commissioni finalizzate alla protezione dei diritti umani, è stata creata la Commissione dei diritti umani quale organo con competenze specifiche in materia. Nel corso di una graduale riforma del sistema di garanzia dei diritti umani, la Commissione è stata dapprima affiancata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, un organo con funzioni prevalentemente burocratiche istituito nel 1996, e, nel 2006, sostituita dal Consiglio dei diritti umani (Human Rights Council). Quest’ultimo, presenta numerose affinità con la Commissione sia dal punto di vista organizzativo che funzionale, ma si caratterizza per essere organo sussidiario dell’Assemblea generale e non del Consiglio economico e sociale in una sorta di processo di up-grading visto da molti come indispensabile ai fini del rafforzamento dell’azione di protezione dei diritti umani delle Nazioni Unite. Il riferimento ai diritti umani contenuto nelle norme della Carta, è stato precisato da un documento separato noto con il nome di Carta internazionale dei diritti dell’uomo (International Bill of Rights). Tale documento comprende la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, elaborata dalla Commissione e approvata dall’Assemblea generale il 10 dicembre 1948. La Dichiarazione può essere considerata come l’atto di nascita del diritto internazionale dei diritti umani ed è "il risultato della dialettica tra le posizioni politiche e le componenti ideologiche più importanti dell’epoca storica in cui ha visto la luce" (Marchesi, 2007). Nel corso degli anni la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo ha avuto il ruolo chiave di portare alla luce della comunità internazionale la questione dei diritti umani, che diventava affare non più esclusivamente domestico, ed ha contribuito in maniera fondamentale alla creazione di norme internazionali e nazionali in materia.

4. L’ONU e la lotta alla povertà nel XXI secolo: gli Obiettivi di sviluppo del Millennio

A partire dagli anni ‘90, l’attenzione delle organizzazioni internazionali si è progressivamente concentrata sull’adozione di strategie idonee alla lotta e allo sradicamento della povertà. Il continuo confronto che la crescente globalizzazione permette tra le diverse, e molto spesso inaccettabili, realtà economiche e sociali mondiali ha contribuito, senza dubbio, a sensibilizzare l’opinione internazionale sui molteplici aspetti dello scadimento della qualità della vita. L’esigenza di trovare soluzioni a questo problema e di intraprendere uno sforzo unitario in questo senso, ha fatto in modo che al Summit del Millennio del settembre 2000 gli Stati membri delle Nazioni Unite approvassero la Millenium Declaration, i cui principi sono stati tradotti negli Obiettivi di sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals). Attraverso tali Obiettivi, le istituzioni internazionali impegnate nella lotta contro la povertà incorporano esplicitamente nelle loro strategie targets di riduzione della povertà umana. Gli obiettivi sono tra loro interrelati e si riferiscono non solo all’aspetto più strettamente economico della povertà, l’aumento del reddito, ma anche ad altre componenti fondamentali per garantire un livello accettabile di qualità di vita. Ad ognuno degli 8 Obiettivi del Millennio sono collegati una serie di target, si tratta di risultati concreti che gli Stati membri si sono impegnati a raggiungere entro l’anno 2015. Nella Tabella 1 sono riportati Obiettivi e target così come identificati nella Millennium Declaration.
Tabella 1: Gli Obiettivi di sviluppo del Millennio

Fonte: ONU (2003).
_____________________________________
1Ago, L’organizzazione internazionale dalla Società delle Nazioni alle Nazioni Unite, 1946

Bibliografia
Casarotto, M. (2006) La riforma delle Nazioni Unite: Europa e Stati Uniti a confronto, Pubblicazioni Centro Studi per la Pace.
Esposito, C. (2009), Istituzioni Economiche Internazionali e Governance Globale, Giappichelli Ed.
Marchesi, A. (2007), Diritti Umani e Nazioni Unite. Diritti, Obblighi e Garanzie, Franco Angeli.
Marchisio, S. (2000), Il Diritto delle Nazioni Unite, Il Mulino.
Treves, T. (2005), Diritto Internazionale. Problemi fondamentali, Giuffrè Editore.

© 2009 ASSONEBB