OPPOSIZIONE ALLO STATO PASSIVO

Atto con cui, nel fallimento, viene contestata l’esecutività dello stato passivo. Consiste in un’impugnazione del decreto del giudice delegatocon cui lo stato passivo è reso esecutivo, e si propone con ricorso al giudice delegato. Sono legittimati i creditori esclusi od ammessi con riserva, i quali possono contestare la validità dell’accertamento sommario che ha portato al rigetto totale o parziale della loro domanda di ammissione. S’instaura un ordinario giudizio di cognizione, che si svolge, in contraddittorio del curatore, per il riesame degli elementi addotti dal creditore al fine della sua ammissioneal passivo. L’opposizione va proposta entro quindici giorni dal deposito dello stato passivo in cancelleria; se più sono le opposizioni, esse vanno esaminate e decise in un unico giudizio cumulativo. Al creditore opponente incombe l’onere di costituirsi almeno cinque giorni prima dell’udienza fissata dal giudice delegato per la trattazione della causa, pena la decadenza dall’opposizione. Diversa dall’opposizione è l’impugnazione dello stato passivo, concessa ai creditori ammessi per contestare l’ammissione al passivo di altri crediti. L’impugnazione va proposta negli stessi termini previsti per l’opposizione ed il creditore ha sempre l’onere di costituirsi almeno cinque giorni prima dell’udienza di comparizione. Qualora vengano proposte parallelamente opposizioni ed impugnazioni, i giudizi vanno riuniti. Analoghe norme sono dettate per il procedimento di liquidazione coatta amministrativa, in cui l’opposizione deve essere proposta davanti al tribunale competente entro quindici giorni da quello in cui il commissario liquidatore ha depositato l’elenco dei crediti nella cancelleria del predetto tribunale.