OIL FACILITIES

Crediti internazionali concessi l’ambito del FMI per far fronte agli squilibri della bilancia dei pagamenti derivanti dalle importazioni di prodotti petroliferi. Questo sportello del FMI, sorto in seguito agli aumenti di prezzo del petrolio decisi nel 1973, è statofinanziato attraverso accordi tra il FMI e i nove paesi membri produttori di materie prime (Arabia Saudita, Canada, Emirati Arabi Uniti, Iran, Kuwait, Nigeria, Oman, Paesi Bassi e Venezuela) per un totale iniziale di circa tre miliardi di DSP. Secondo l’accordo il FMI corrispondeva ai paesi finanziatori un interesse del 7% annuo a carico dei paesi che fruivano dei finanziamenti. La possibilità di accedere a questi canali creditizi era subordinata sia all’esistenza di un deficit della bilancia dei pagamenti, sia alla disponibilità del paese interessato a concordare con il FMI una linea di intervento per riequilibrare i conti con l’estero. Oltre a ciò, per poter usufruire delle oil facilities, era necessario impegnarsi a non introdurre misure commerciali di carattere restrittivo e a non effettuare svalutazioni della moneta al solo scopo di rendere più competitivi i propri prodotti. Il finanziamento poteva essere al massimo pari all’aumento, rispetto al 1972, del costo delle importazioni di prodotti petroliferi e comunque non poteva superare il 75% della quota detenuta presso il FMI dal paese richiedente il finanziamento.