NIF

Acr. di: Notes Issuance Facility. Particolare forma tecnica di back-up facility consistente nell’impegno da parte di una banca, ma più frequentemente di un gruppo di banche, a curare tramite la propria organizzazione il collocamento dei titoli emessi da un cliente (tipicamente notes e commercial paper) e a sottoscrivere i titoli eventualmente non collocati sul mercato sia in sede di prima emissione, sia in sede di rinnovo dell’emissione originaria. Si tratta quindi di un accordo-ombrello con il quale la banca fornisce alla società emittente un back-up per le emissioni di strumenti mobiliari normalmente sottoscritte da investitori privati o istituzionali, che si caratterizza per l’estrema flessibilità delle condizioni specificate nel relativo contratto, a grandi linee paragonabili alla prestazione offerta nei consorzi di collocamento di titoli (v. sindacato finanziario). Come in questi ultimi, infatti, la NIF rappresenta una garanzia per il futuro debitore, che viene “accompagnato” sul mercato dalle banche, presentato ai potenziali acquirenti dei titoli ed assicurato del classamento di questi ultimi. Formalmente, però, non esiste alcun accordo tra banche ed emittente per eventuali acquisti a fermo della carta commerciale, che potrebbe pertanto restare senza copertura. Quasi sempre, tuttavia, le banche acquistano in proprio almeno parte dei titoli, per inserirli in portafoglio o per rivenderli successivamente a terzi, alle condizioni di mercato correnti in funzione della specifica situazione di liquidità. L’emittente, in questo caso, non può stabilire con assoluta certezza, o almeno con il margine di approssimazione consentito p.e. dalla RUF, il costo della raccolta di fondi. La formula la della NIF è quindi adatta soprattutto per imprese di elevatissimo standing finanziario e reddituale, che chiedono solo agli intermediari di facilitare uno sbocciò sul mercato e non di crearlo o di garantir lo. Una volta che i titoli siano sottoscritti; regolarmente dagli investitori interessa ti, l’impegno degli istituti di credito si estingue e non esiste alcun obbligo né garanzia nei confronti del portatore fina le né di riacquisto in caso di eventuale immobilizzo. Ciò che contraddistingue le NIF rispetto ai normali consorzi di collocamento è la brevità delle singole scadenze in cui esse si articolano. Le notes hanno infatti durata normalmente trimestrale o semestrale, ma grazie alla NIF possono essere emesse nell’ambito di operazioni rotative fondate su impegni a me-. dio termine (dai 2 ai 5 anni), secondo la durata del contratto. In occasione del rinnovo dell’emissione, le clausole più ricorrenti prevedono molto spesso la facoltà per l’emittente di scegliere la valuta di utilizzo più conveniente, di variare lei scadenze della nuova tranche, di ridurre l’entità globale dell’emissione e di modificarne i termini tecnici al fine di beneficiare dei mutamenti ad esso favorevoli già occorsi o attesi. Pertanto, se l’impegno di firma delle banche si può trasformare in un esborso di cassa, con l’acquisto delle quote di titoli rimaste invendute, l’immobilizzo di fondi è pur sempre di breve durata, potendosi con il ricorso alle clausole suddette rendere più appetibili le notes di nuova emissione. Resta il fatto, comunque, che la disponibilità ad acquistare l’invenduto ha carattere del, tutto sussidiario, in quanto le condizioni. del collocamento devono allinearsi agli standard prevalenti sul mercato affinché le banche garanti accettino di fornire la copertura. Il compenso per queste ultime si compone di una speciale commissione per l’impegno assunto a fermo (underwriting fee), cui va aggiunto un rendimento minimo delle notes acquistate tale da garantire, nel caso di titoli che affluissero al portafoglio di proprietà, almeno il pareggiamento dei costi interbancari di provvista. L’elevata qualità dei prenditori presenti sul mercato delle NIF, molti dei quali sono nomi assolutamente primari se non stati sovrani, ha innescato negli ultimi annidei meccanismi concorrenziali tra gli intermediari che hanno prodotto una sempre maggiore sofisticazione dello schema tipo del finanziamento. È in questo ambito che ha preso vita la tecnica cosiddetta dei tender panels, consistente in una vera e propria asta al ribasso dei rendimenti assicurati agli investitori che vi partecipano. Il livella di equilibrio finale coincide con quello in corrispondenza del quale tutte le notes trovano collocamento e consente al richiedente fondi di ottimizzare le condizioni di distribuzione delle proprie passività: la domanda porta spesso in questi casi a rendimenti (oneri per i debitori) sensibilmente inferiori al LIBOR.