MORTE

Cessazione dell’esistenza della persona fisica. Da essa il diritto fa dipendere l’estinzione dei diritti del defunto o la loro trasmissione ai successori indicati per legge o per testamento. Di estrema importanza è stabilire il momento esatto in cui la morte si verifica, non solo ai fini successori, ma anche per dirimere questioni, p.e., in materia di eutanasia o di espianto di organi dal cadavere a scopo di trapianto terapeutico. Attualmente, in base alle recenti conoscenze acquisite in campo medico, si può affermare che la morte risulta determinata dalla interruzione delle tre funzioni fondamentali: cerebrale, cardiaca e respiratoria. Non sempre, comunque, è possibile fissare, tra più morti, un ordine di priorità: a tale proposito il legislatore ha stabilito che quando un effetto giuridico dipende dalla sopravvivenza di una persona ad un’altra e non consta quale di esse sia morta per prima, tutte si considerano morte nello stesso istante (c.d. presunzione di commorienza). Alla morte viene equiparata la morte presunta, che viene dichiarata con sentenza del Tribunale quando non si hanno più notizie di una persona da oltre dieci anni o quando la stessa è scomparsa per un infortunio o in operazioni belliche o è stata fatta prigioniera (e non se ne hanno più notizie da oltre due anni). La sentenza del Tribunale che dichiara la morte produce tutti gli effetti che a quest’ultima si ricollegano: gli aventi diritto possono disporre liberamente dei beni del defunto (presunto) ed il coniuge può contrarre un nuovo matrimonio. Tuttavia, se la persona ritorna o ne è provata l’esistenza, essa ricupera i beni nello stato in cui si trovano, ha diritto di conseguire il prezzo di quelli eventualmente alienati ed il nuovo matrimonio contratto dal coniuge è nullo (salvi gli effetti del matrimonio putativo).