METODO DELLA VALUTAZIONE CONTINGENTE (Enciclopedia)

1. Introduzione
Il metodo della valutazione contingente (MVC) si propone di stimare il valore economico di beni “senza mercato” attraverso una indagine diretta che rileva le preferenze dei consumatori. Si basa sulla simulazione di un mercato ipotetico o contingente e ha lo scopo di stimare la Disponibilità a pagare (DAP) per ottenere un miglioramento del livello di benessere, ovvero la Disponibilità ad accettare (DAA) per rinunciarvi. Naturalmente i valori ottenuti sono “contingenti”, ossia dipendono dal mercato simulato.
Il MVC è stato originariamente proposto da Ciriacy-Wantrup (1947) per la stima dei benefici economici derivanti da un progetto che si proponeva la prevenzione dell’erosione del suolo. Secondo i due autori il progetto era in grado di generare benefici “extra” di tipo ambientale, non catturabili con le analisi di valutazione tradizionale. Secondo loro questi benefici potevano essere stimati solamente attraverso una “indagine diretta” in grado di rilevare la disponibilità a pagare della collettività di riferimento. Il metodo è stato applicato empiricamente, solo successivamente, da Davis, nel 1963. Dagli anni ‘60 in poi numerosi economisti hanno applicato la metodologia, soprattutto in campo ambientale, per la stima del valore di non-uso, in particolare del valore di opzione e del valore di esistenza (Smith, 1993). Oggi, il metodo è applicato anche in settori diversi, quali la sanità, il trasporto pubblico e la cultura.
2. Limiti del metodo della valutazione contingente
Obiettivo del MVC è misurare le preferenze dei consumatori sulla base di un disegno ideale che replica una ipotetica situazione di mercato. Lo strumento di indagine è il questionario che dovrebbe rappresentare il più possibile una situazione realistica dell’oggetto da valutare.
In realtà, le problematiche concettuali, empiriche e pratiche connesse allo sviluppo di stime del valore economico costruite sulla base di situazioni ipotetiche, sono costantemente dibattute nella letteratura economica. Le principali critiche al modello sono relative a due aspetti fondamentali: (a) la validità e (b) l’affidabilità dei risultati della stima (NOAA, 1993). In sintesi, per validità si intende precisione e per affidabilità coerenza o riproducibilità dei risultati della stima.
Una delle più importanti critiche nell’applicazione del metodo deriva dalla non intercambiabilità nell’uso della DAP e della DAA per la stima delle preferenze individuali. Studi empirici hanno dimostrato, infatti, che le persone sistematicamente valutano di più la perdita di valore, misurata dalla DAA, piuttosto che l’aumento di valore, misurato dalla DAP. La scelta di una delle due possibili misure, considerate dalla teoria intercambiabili, potrebbe dunque portare ad un sovradimensionamento o sottodimensionamento della stima.
Diversi sono gli errori (bias) derivanti dalle modalità attraverso le quali il metodo viene applicato.
La prima fonte di errore è il cosiddetto  “effetto inclusione” (embedding effect). Alcuni studi hanno infatti dimostrato che la stima del valore di un dato bene può variare in funzione del fatto che lo stesso venga valutato singolarmente o come parte di un bene complesso (Kahneman e Knestch, 1992).
Una ulteriore fonte di errore è il cosiddetto “effetto sequenza” o “question order bias” (Mitchell e Carson, 1989). L’effetto sequenza si verifica quando il valore del bene varia in funzione dell’ordine in cui vengono presentate le domande nel questionario. Come per il problema di “embedding”, l’effetto sequenza si verifica nel caso di valutazione di più beni.
Inoltre, è importante considerare che l’informazione gioca un ruolo cruciale nell’applicazione del metodo. La validità dei risultati della stima dipende principalmente dal livello e dalla natura delle informazioni fornite ai partecipanti attraverso la descrizione degli scenari ipotetici. La natura e la modalità in cui le informazioni vengono fornite può influenzare i risultati sia in senso positivo, sia in senso negativo (Bergsrtom et al., 1990).
Infine, le ultime due fonti di errore da considerare sono definite come “strategico” e “ipotetico”.
L’errore strategico si verifica quando i soggetti intervistati credono di poter ottenere vantaggi di tipo personale in funzione delle proprie risposte. Questa evenienza potrebbe indurli a rispondere in maniera ”strategica”, in modo cioè da ottenere il massimo risultato possibile. Questo problema si verifica solitamente quando nel questionario si presentano scelte di importo molto elevato rispetto alla media. Si distinguono due forme di comportamento strategico: il free riding e il fenomeno dell’overpledging (Mitchell e Carson, 1989). Il Free riding si verifica quando un individuo dichiara una DAP bassa per un bene pubblico perché si aspetta che gli altri paghino anche per lui. L’overpledging si verifica, invece, quando un individuo si convince che il valore dichiarato può influenzare l’offerta del bene in termini di prezzo, qualità o quantità ed è quindi portato a sovrastimarlo o sottostimarlo a seconda della situazione.
Infine, l’errore “ipotetico” deriva dal fatto che la definizione dello scenario su cui viene applicata la stima si basa, in genere, su dati secondari e ipotetici, quindi lo scenario potrebbe essere poco vicino alla realtà. L’errore ipotetico, quindi, si verifica, se gli individui intervistati considerano lo scenario descritto poco realistico e di conseguenza sono portati a dichiarare valori di DAP o DAA non veritieri.
3. Tecniche di elicitazione
Una delle scelta fondamentali del MVC è la tecnica di elicitazione da utilizzare nell’indagine. In letteratura sono rinvenibili quattro principali tipologie: (a) l’asta, (b) le carte di pagamento, (c) l’open-ended (OE) (d) e la scelta dicotomica.
Il metodo dell’asta (o bidding game) si basa sulla simulazione di una vera e propria asta in cui, dopo aver definito un prezzo iniziale suggerito dall'intervistatore, il prezzo stesso viene modificato iterativamente sulla base dell'accetta­zione o rifiuto dell'intervistato, fino a stabilire il prezzo massimo che quest'ultimo è disposto a pagare per aggiudicarsi il bene. Uno dei principali vantaggi di questa tecnica deriva dalla capacità di fornire risultati relativamente migliori, rispetto ad altre tecniche, in quanto costituisce una situazione di mercato favorevole per gli intervistati (Cummings et al., 1986). Inoltre, attraverso questa tecnica è possibile la stima della massima disponibilità a pagare. Uno dei principali svantaggi di questo approccio è, invece, costituito dal fatto che il prezzo definito dall’intervistatore potrebbe influenzare le dichiarazioni dell’intervistato.
Il secondo metodo è costituito dalla carta di pagamento nella quale vengono riportati tutti i valori monetari che il bene può assumere, tra i quali l’intervistato dichiara il valore prescelto. In questo caso, gli intervistati sono agevolati dal riferimento, offerto dalla carta di pagamento, che contiene l’importo medio pagato dalle famiglie per analoghi beni pubblici. Anche questa tecnica ha il vantaggio di trovare la massima disponibilità a pagare. Il problema principale è costituito dal fatto che i valori dichiarati possano risentire di errori di range e di appiattimento al centro delle risposte (Mitchell e Carson, 1989). Inoltre, questa tecnica non può essere utilizzata in quelle aree geografiche dove gli individui hanno un’esperienza limitata nell’utilizzo di questo strumento.
Con la tecnica open ended agli intervistati viene chiesto direttamente l'ammontare monetario massimo che sarebbero disposti a pagare per il bene (DAP) o ad accettare per il male (DAA). Questa tecnica è facilmente implementabile, non richiede la presenza di un intervistatore e non comporta la definizione di prezzi di riferimento (Walsh et al., 1984). Tuttavia, tende a generare un gran numero di evasione nelle risposte o a valutazioni estreme in quanto gli intervistati non hanno punti di riferimento e non sono incentivati a dichiarare valori realistici  (Carson et al., 1996).
In considerazione delle problematiche sopra esposte, Vescovo e Heberlein (1979) hanno introdotto un approccio definito “prendere o lasciare” (o approccio a scelta dicotomica). Esso comporta l’indicazione nel questionario del valore di riferimento della DAP o della DAA. Agli intervistati viene chiesto di indicare solo se si è d’accordo con il valore indicato (Mitchell e Carson, 1989). Il principale vantaggio di questa tecnica è la facilità per gli intervistati di completare il processo di valutazione. Inoltre, la distorsione strategica nei valori dichiarati può essere ridotta al minimo dato che questo approccio è compatibile alla introduzione di sistemi di incentivazione per indurre l’intervistato a rispondere in modo realistico (Carson et al, 1996;. Hanemann, 1994). Uno degli svantaggi di questa tecnica è costituito dal fatto che consente di stimare solo la massima DAP o DAA (Boyle et al., 1996). Inoltre è soggetto all’influenza dei valori di riferimento.
Infine, una versione modificata del “prendere o lasciare” è l’approccio a scelta dicotomica con follow up. Questa tecnica comporta la definizione di un’ulteriore valore di riferimento da proporre agli intervistati in funzione della risposta data al primo valore indicato. Questo metodo è statisticamente più efficace rispetto all'approccio single-bounded perché consente di ottenere delle informazioni ulteriori di controllo (Kanninen, 1993; Hanemann, 1991). Il problema è che richiede un campione di dimensioni più grandi e sofisticate tecniche econometriche rispetto agli altri metodi, tutto ciò si traduce in aumento dei costi dell'indagine. Inoltre, i risultati derivanti da questo approccio sono vulnerabili all’influenza dei valori di riferimento.
4. Linee guida per la conduzione di studi CV dell’analisi
L’implementazione del MVC costituisce generalmente un processo complicato, lungo e costoso. Al fine di raccogliere i dati utili e di fornire risultati significativi, l’indagine deve essere:
- progettata,
- testata preliminarmente,
- implementata.
In considerazione delle limitazioni sopra brevemente descritte molti studiosi hanno fornito linee guida e suggerimenti per una efficiente ed efficace applicazione del metodo. In letteratura, si consiglia pertanto di fare riferimento ad una serie di regole e principi ormai consolidati, tenendo presente, tuttavia, che la particolarità del bene oggetto dell’indagine richiede un’attenzione maggiore e specifica. Di seguito viene presentata una lista delle linee guida principali presenti in letteratura.
- Prima di progettare l’indagine, il ricercatore deve raccogliere accurate informazioni socio-economiche circa il bene o servizio oggetto dell’analisi.
- Applicare il MVC solo per valutare beni o servizi conosciuti o facilmente conoscibili per gli intervistati.
- Erogare il questionario ad un campione di soggetti con esperienza rispetto al bene o servizio da valutare.
- Lo scenario deve essere reale, sufficientemente comprensibile, plausibile e familiare per l’intervistato.
- L’uso della DAP deve essere privilegiato rispetto all’uso della DAA.
- Il veicolo di pagamento deve essere realistico e adeguato al bene o servizio da valutare.
- Utilizzare sia il formato “Open-ended”, sia quello “Dichotomous choice”, con l’obiettivo di mettere a confronto i relativi risultati. Questo modo di procedere permette di presentare i risultati entro un determinato range di valori, con informazioni estremamente utili per l’analisi dei dati.
- In aggiunta alle domande sulla DAP, l’indagine dovrebbe specificare il meccanismo attraverso il quale sarà effettuato il pagamento, come per esempio con un aumento del livello di tassazione. L’intervistato deve credere alla realisticità dell’ipotesi valutata.
- Ricordare agli intervistati di rispondere alle domande tenendo in debita considerazione il proprio vincolo di bilancio.
- Specificare nell’indagine l’esistenza di beni o servizi sostituti disponibili nel mercato.
- Nel caso di valutazioni di beni o servizi pubblici già offerti, lo scenario dovrebbe chiaramente indicare che l’oggetto della valutazione è l’incremento (o decremento) dell’offerta rispetto allo status quo. L’intervistato dovrebbe essere posto nelle condizioni di comprendere che nello stato attuale sta già pagando per un dato livello di offerta.
- Le dimensioni del campione devono essere statisticamente significative.
- È necessario definire un chiaro criterio di scelta tra le interviste “faccia a faccia” e quelle a distanza (via posta, per esempio) affinché la popolazione sia campionata correttamente. L’intervista “faccia a faccia” rappresenta la forma più costosa di somministrazione del questionario, ma è generalmente considerata la migliore, soprattutto nel caso in cui è necessario presentare materiali visivi.
- Porre in essere test di verifica del questionario prima di dare avvio all’indagine per minimizzare gli errori potenziali.
- Inserire nel questionario domande di convalida, per verificare la comprensione dello scenario da parte dell’intervistato, ma anche per verificare la veridicità delle risposte dello stesso sulla propria situazione socio-economica.
- Quando possibile, valutare l'affidabilità dell’indagine ripetendo il test in una data successiva.
- Riportare i risultati dell’indagine in modo completo, includendo tutte informazioni riguardo la costruzione dello scenario di riferimento, le statistiche rilevate, come anche il questionario erogato.

5. Applicazione del metodo di valutazione contingente: i passi principali
A. La definizione del mercato ipotetico
Questa fase riguarda l'analisi e la descrizione del bene da valutare, incluse tutte le informazioni utili sulle risorse disponibili e sui possibili cambiamenti. Nella descrizione dello scenario di mercato, trova posto anche la descrizione della popolazione di riferimento e la descrizione  del veicolo di pagamento (es. imposta sulla vendita, quota di iscrizione, diritto d'uso) che verrà utilizzato per finanziare la risorsa o, in alternativa, del contributo richiesto per compensare il degrado delle risorse. È essenziale che il bene da valutare sia descritto in uno scenario che risulti significativo per l’intervistato.
B. La definizione del campione
Questa fase prevede l’analisi della popolazione di riferimento da cui estrarre il campione che dipende dalla natura e l’ubicazione del bene da valutare e la definizione delle procedure di campionamento per selezionare un campione. Ciò comporta la costruzione di una base di campionamento in modo tale che la probabilità della selezione di ciascun soggetto sia nota. Il campione potrebbe essere estratto dalla totalità della popolazione se l’oggetto della valutazione è di interesse per la comunità globalmente intesa. In alternativa il campione potrebbe essere rappresentativo di qualche gruppo di interesse i cui membri più frequentemente utilizzano la risorsa.
C. Elaborazione e implementazione della survey
Questa fase è suddivisa in varie sottofasi: (a) interviste iniziali e/o focus group con l’obiettivo di comprendere le problematiche legate al bene da valutare, (b) Progettazione del questionario, (d) pre-test del questionario (e) attuazione dell'indagine.
D. Analisi dei risultati
Il passo finale è quello di raccogliere, analizzare e comunicare i risultati. I dati sono analizzati con tecniche statistiche appropriate per ogni tipologia di domanda.


Bibliografia
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Ciriacy-Wantrup S.V. (1947), Capital returns from soil conservation practices. Journal of Farm Economics.
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Redattore: Carmen NOTARO

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