METODO DEL COSTO DI VIAGGIO (Enciclopedia)

Il metodo del costo di viaggio (MCV) è una metodo basato sulla teoria delle preferenze rivelate ed utilizzato in letteratura economica  per la valutazione di benefici economici di quei beni per cui non è possibile la rilevazione diretta dei prezzi di mercato.
La metodologia fu suggerita, per la prima volta, da Harold Hotelling nel 1947, ma formalizzata successivamente da Wood e Trice (1958) e da Clawson e Knetsch (1966). Il metodo è, infatti, spesso denominato “approccio Clawson-Knetsch”. Le prime applicazioni, negli anni anni ‘60, sono state implementate negli Stati Uniti nell’ambito di problematiche economiche inerenti alle risorse idriche e alle proprietà terriere. Nei due decenni successivi la maggior parte delle applicazioni si è focalizzata, invece, sulla stima del valore dei servizi ricreativi forniti in aree naturali o di interesse storico-artistico, in virtù di un miglioramento della qualità relativa. Successivamente, gli economisti hanno incentrato le loro ricerche sullo sviluppo del modello microeconomico per ottenere la stima del surplus del consumatore sulla base dei costi di viaggio a carico dei singoli visitatori di un territorio.
Il principio fondamentale del MCV consiste nell’assumere che il valore attribuito dagli individui ad una risorsa di rilevanza ambientale o culturale (solitamente luoghi di ricreazione come parchi, laghi o siti di interesse culturale) può essere stimato attraverso la rilevazione dei costi sostenuti  per godere della medesima. In questo modo è possibile stimare la curva di domanda per la risorsa in questione, e da essa,  misurare il surplus del consumatore. È importante sottolineare come attraverso la stima del surplus del consumatore è possibile stimare il valore d’uso del bene, ma non necessariamente il valore di non uso o il valore intrinseco del bene stesso.
Il MCV è dunque una metodologia di valutazione indiretta che stima il valore di beni non “di mercato” sulla base del comportamento dei consumatori in mercati surrogati, analoghi o relativi. In altre parole, il valore di una risorsa economica si stima attraverso i comportamenti di consumo in altri mercati necessari per godere della risorsa stessa. Tali consumi comprendono, nel caso di un parco, il costo del viaggio per raggiungerlo, l’eventuale biglietto di ingresso e le ulteriori spese che si sostengo in loco e il costo opportunità del tempo. Il metodo presuppone una complementarità fra la risorsa e la spesa consumata per fruire della stessa, e quindi può essere applicato anche per determinare l'utilità marginale del miglioramento della qualità della risorsa stessa.
L’applicazione del metodo consiste nella realizzazione di una indagine statistica avente lo scopo di rilevare i costi sostenuti dagli individui nel loro tempo libero per attività ricreative. La stima di questi costi viene utilizzata per derivare la funzione di domanda della risorsa oggetto di analisi. Generalmente, più alti sono i costi da sostenere per la fruizione della risorsa, più bassa dovrebbe essere la domanda relativa. La curva di domanda dovrebbe assumere, quindi, una inclinazione negativa. Garrod e Willis (1999) descrivono la curva di domanda, come segue:
                                                                 (1)
Dove V è il tasso di visita, P è il costo del viaggio  e S è un vettore di costo del viaggio per risorse sostitute.
Il MCV può essere applicato in due modi: il primo è definito “a zona”, il secondo è definito “individuale”.
Il MCV “a zona” consiste nell’individuare le zone da cui provengono i visitatori della risorsa da valutare e nel determinare il numero medio di visitatori per ciascuna delle zone individuate. Il MCV “individuale” prende in considerazione solamente le spese di viaggio sostenute dai singoli individui.
Il MCV “a zona” prevede, dunque, l’individuazione di diverse zone a diverse distanze dalla risorsa e assegna un costo monetario per ciascun km percorso fino al punto di arrivo. Il surplus del consumatore è quindi calcolato misurando, per ogni zona, l’area sotto la curva di domanda. Si assume che la disponibilità a pagare o il costo realmente sostenuto dal consumatore per raggiungere la risorsa in questione,  equivalga al valore economico della risorsa per il consumatore stesso.
Il secondo metodo si basa sulla definizione della curva di domanda sulla base del numero di visite effettuate da ciascun individuo, piuttosto che sul numero di visite per zona (Hanley e Spash, 1993).
Il principale vantaggio del MCV è costituito dal fatto che si basa sull’osservazione diretta del comportamento degli individui ed è possibile trarre conclusioni attendibili anche da un campione relativamente piccolo di soggetti. Il principale punto debole della metodologia consiste invece nel fatto che non è in grado di stimare il valore di non uso della risorsa, ma solo il valore di uso. Questo comporta generalmente una sottovalutazione della stima del valore economico totale della risorsa in questione (Garrod e Willis, 1999).
Inoltre, l’applicazione più semplice del MCV prevede la rilevazione dei costi sostenuti dai consumatori solamente per il raggiungimento del sito, tralasciando gli altri importanti fattori che possono influenzare la scelta del consumatore. Secondo Garrod e Willis (1999) le variabili di costo che gli analisti decidono di incorporare nel modello di valutazione influenzano in modo rilevante i risultati dell’analisi.
Una delle principali variabili da considerare è la decisione di includere o meno nel modello di analisi, quindi nella definizione del costo totale di viaggio,  anche il costo opportunità del tempo libero. Il tempo necessario a raggiungere il sito potrebbe essere, infatti, speso in attività alternative come, ad esempio, il lavoro. La problematica principale rispetto a questa variabile deriva dall’incertezza, presente nella letteratura, su come valutare questo costo opportunità. Nel caso si consideri come attività alternativa il lavoro, la scelta del salario come prezzo di riferimento unitario, potrebbe portare ad una sovrastima del valore della risorsa in questione perché molte persone non sono in grado di scegliere autonomamente il numero delle ore di lavoro.
Una sovrastima del valore della risorsa si può verificare anche nel caso in cui non è possibile individuare risorse sostitute. Per esempio,  un parco naturale può attrarre visitatori solo perché è l’unico disponibile in una determinata area.
Inoltre, la congestione potrebbe essere un problema per l’applicazione del MCV. La congestione di un parco si verifica quando il numero totale dei visitatori raggiunge la capienza massima del sito. Questo fenomeno potrebbe portare ad un sottodimensionamento della domanda e ad una sottovalutazione del surplus del consumatore (Garrol e Willis, 1999).
Infine, nel considerare i visitatori che percorrono una distanza più lunga per visitare il sito, bisogna tener conto che è probabile che il loro viaggio comprenda molte destinazioni, e quindi nel caso in cui si assegni l’intero costo al sito in questione il valore economico della risorsa potrebbe essere sopravvalutato.
Bibliografia
Clawson M. e Knetsch J.L. (1966). Economics of Outdoor Recreation. The Johns Hopkins University Press. Baltimore.
Garrod, G. e Willis, G. (1999). Economic Valuation and the Environment, Edward Elgar.
Hotelling, H. (1947). Multivariate Quality Control. In C. Eisenhart, M. W. Hastay, and W. A. Wallis, eds. Techniques of Statistical Analysis. New York: McGraw-Hill.
Trice A.H. and Wood S.E., “Measurement of Recreation Benefits,” Land Economics, August 1958, vol. 34.


Redattore: Carmen NOTARO

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