JUS VARIANDI

Con tale espressione si fa riferimento alla clausola contrattuale che attribuisce alla banca (ovvero a intermediari finanziari) il potere di modificare unilateralmente le condizioni economiche del rapporto. In base all’art. 117 TUBC, la possibilità di variare in senso sfavorevole al cliente il tasso d’interesse e ogni altro prezzo o condizione. elementi che sono obbligatoriamente indicati nel contratto, necessita innanzitutto di approvazione specifica da parte del cliente. La disciplina riecheggia il regime disposto per le clausole vessatorie dall’art. 1341 c.c. La dottrina distingue però il caso in cui le parti convengano una variazione con riferimento a parametri predeterminati (c.d. clausola di indicizzazione): la modifica del contratto è qui concordata; essa perciò resta svincolata dal regime predisposto dal TUBC, è automatica e senz’altro efficace. Le modifiche sfavorevoli al cliente che dipendono da un atto unilaterale di volontà. di cui appunto all’art. 117 TUBC. devono essere invece comunicate al cliente medesimo. L’art. 118 TUBC stabilisce infatti che, se nei contratti di durata è convenuta tale facoltà di modifica. la comunicazione, a pena di inefficacia, deve avvenire nei modi e nei termini stabiliti dal CICR (art. 118, 1° e 2° comma). La norma non si occupa delle variazioni “favorevoli”, sicché si è dedotto che esse si applicano automaticamente al rapporto. Al cliente. in seguito alla comunicazione, è data la sola facoltà di recedere dal contratto senza penalità entro quindici giorni dal ricevimento della comunicazione medesima. oltre che il diritto di ottenere, in sede di liquidazione del rapporto, l’applicazione delle condizioni precedentemente praticate (art. 118, 3° comma). La clausola dello jus variandi era stata tradizionalmente valutata in senso negativo dalla dottrina: in particolare si deduceva la nullità per mancanza dell’accordo. ovvero per mancanza o indeterminatezza dell’oggetto. Quando poi la legge sulla trasparenza delle condizioni contrattuali (l. 154/92) ne ha ammesso la validità, la dottrina, pur ritenendo lo jus variandi esercitabile ad nutum anche nei contratti a tempo indeterminato, ne affermava la sindacabilità alla luce dei principi generali di meritevolezza di tutela e di buona fede. Nello stesso senso, anche nel vigore del TUBC, la dottrina richiede, in base ai principi della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5.4.1993, riguardante le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, recepita agli articolida 1469-bis a 1469-sexies del codice civile. che la clausola dello jus variandi non determini significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti alle parti del contratto e inoltre che. all’atto dell’esercizio del potere di modi- fica. sussistano condizioni che oggettivamente giustifichino le variazioni. In ogni caso, poi, resta l’indagine alla stregua dei parametri di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto.