GLOBALIZZAZIONE: ASPETTI ECONOMICI, FINANZIARI E DI REGOLAMENTAZIONE (ENCICLOPEDIA)

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Abstract

Dagli anni ottanta, le politiche economiche nazionali, il progresso tecnologico e l’abbattimento dei costi di trasporto hanno favorito un aumento della liberalizzazione degli scambi commerciali e delle transazioni finanziarie. Questo processo è definito con il termine globalizzazione, ovvero un processo di accrescimento, a livello mondiale, delle relazioni tra sistemi economici, giuridici, sociali e culturali di tutto il mondo. Essa promuove l’abbattimento di tutte le forme di restrizione agli scambi commerciali che impediscono o riducono il livello di integrazione economica e monetaria e dei fattori produttivi (capitale e lavoro). Parallelamente ad una globalizzazione dell’economia, si assiste ad una globalizzazione di tipo giuridico derivante da una ridefinizione degli assetti normativi dei principali soggetti pubblici internazionali. Gli aspetti monetari, il loro impatto sull’economia reale e l’attività  di regolamentazione che ne deriva, risultano combinati all’interno dei processi di liberalizzazione del commercio internazionale, di finanziarizzazione dell’economia e di progressivo trasferimento della sovranità nazionale verso organizzazioni economiche internazionali (quali ad esempio Fondo Monetario Internazionale - FMI, Banca Mondiale e World Trade Organization - WTO).

Economia Mondiale e Globalizzazione

Da un punto di vista economico la globalizzazione è la tendenza dell’economia a diventare globale. L’economia assume caratteri sempre più sovranazionali derivanti da una quota crescente di attività economica tra soggetti geograficamente lontani. Il commercio internazionale, dunque, insieme agli Investimenti Diretti Esteri (IDE), rappresenta uno dei parametri fondamentali per comprendere la globalizzazione economica. Nel secondo dopoguerra è costantemente cresciuto a tassi elevati, aumentando il grado di apertura internazionale delle economie nazionali. Tale grado di apertura commerciale viene calcolato come il rapporto tra la somma delle esportazioni (X) e delle importazioni (T) sul Prodotto Interno Lordo (PIL):

Open=  X+T/PIL                                                                                                                                     (1)

Un elevato grado di apertura del mercato nazionale al commercio internazionale, se da un lato garantisce al paese una più facile reperibilità dei fattori produttivi di cui necessita e di cui è sfornito, dall'altro espone il paese stesso alle ripercussioni di eventuali crisi economiche originate in altri Stati e successivamente propagatesi a livello internazionale. Il commercio internazionale cresce dal secondo dopoguerra in poi, grazie anche alla riduzione dei dazi sulle merci e dei costi di trasporto. La convergenza verso un’economia più globale si evidenzia anche a partire dagli anni ottanta nelle politiche di riduzione delle restrizioni in materia di investimenti diretti esteri (IDE) dei Paesi dell’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), come mostrato dalla Tab.1:

 

Fonte: UNCTAD.

L’incremento del flusso dei beni, dei capitali e dei servizi è da ascrivere anche all’innovazione tecnologica (vedi new economy), alla riduzione dei costi di trasporto e al crollo delle economie pianificate a partire dalla fine degli anni ottanta. Tale incremento contribuisce ad attenuare le distanze fisiche, mettendo più facilmente a contatto economie nazionali caratterizzare da notevole diversità nella dotazione di fattori produttivi. In particolare, la riduzione dei costi di trasporto e comunicazione riesce a facilitare la specializzazione produttiva, il movimento internazionale dei fattori produttivi e facilita le operazioni di delocalizzazione.

Aumentando l’apertura internazionale delle varie economie, si accrescere anche l’esposizione agli shocks esterni. Essendo le economie nazionali maggiormente interdipendenti, ogni riduzione dell’attività economica in una di esse, qualunque ne sia la causa, si trasmette più facilmente alle altre economie, proprio attraverso i legami internazionali che le uniscono (vedi la crisi dei mutui Subprime). Inoltre il commercio internazionale fra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo implica un aumento dei differenziali di retribuzione fra lavoro qualificato e lavoro non qualificato (come afferma il teorema Stolper-Samuelson). La globalizzazione non è un processo uniforme. Segmenti significativi della popolazione mondiale non sono toccati affatto dalla globalizzazione o sono largamente esclusi. Ciò ha evidenti effetti anche sul reddito mondiale in termini distributivi.

Per alcuni studiosi, questo fenomeno non è affatto nuovo ma rappresenta, di fatto, un ritorno al periodo precedente la prima guerra mondiale, caratterizzato da un progressiva globalizzazione dei mercati, della produzione e della finanza (vedi Gilpin 2009).

Finanziarizzazione dell’Economia

La globalizzazione economica può essere suddivisa in due ambiti distinti. Il primo riguardante la globalizzazione reale (relazione fra beni, servizi e fattori produttivi reali), il secondo riguardante la globalizzazione finanziaria (relazione tra attività finanziarie). In particolare, oltre al commercio di beni e agli investimenti esteri, sono cresciuti i movimenti internazionali di capitale finanziario e fra questi quelli di capitale bancario e le transazioni internazionali di obbligazioni e azioni. La globalizzazione finanziaria permette una maggiore possibilità di trasferimento di attività patrimoniali in altri mercati grazie ad una riallocazione di capitali finalizzata ad aumentare i rendimenti e diversificare il portafoglio finanziario.

Mentre per la globalizzazione reale i protagonisti sono sostanzialmente le imprese (principalmente multinazionali) e i consumatori, nella globalizzazione finanziaria i protagonisti sono identificati nelle banche, nei fondi di investimenti e nei promotori finanziari e nelle istituzioni finanziarie internazionali. In letteratura si sostiene che la globalizzazione finanziaria promuova l’adozione da parte delle autorità pubbliche di comportamenti ispirati all’efficienza. Secondo questa tesi, il mercato premia i paesi virtuosi e boccia quelli con sistemi economici e istituzionali non perfettamente operanti (vedi la recente crisi finanziaria in Greca).

A livello internazionale la volontà dei Governi di incentivare la stabilità finanziaria in un'ottica globale, comporta la cessione graduale di governance in favore di organismi sovranazionali come ad esempio per il Financial Stability Board. A livello regionale, assistiamo a partire dal 1992 integrazione finanziaria dell’Unione Europea, con una progressiva perdita di autonomia decisionale dei governi nazionali nei campi della politica monetaria, si pensi ai vincoli per i Paesi europei derivanti dal “Trattato sulla stabilità e governance nell’unione economica e monetaria” del 2012 (vedi Fiscal Compact e legge di Stabilità in Italia). 

Globalizzazione Giuridica e Regolamentazione

L’accresciuta interdipendenza nei rapporti economici e finanziari tra economie nazionali di tutto il mondo, produce effetti anche sulla ridefinizione della sua regolamentazione e sul concetto di bene pubblico globale (ad esempio standard comuni, moneta unica, difesa ambientale). La necessità degli Stati di governare i cambiamenti economici in atto e la contemporanea richiesta di deregolamentazione dei mercati, in un sistema normativo formato da soggetti pubblici internazionali provenienti da contesti normativi differenti, comporta l'elaborazione di schemi negoziali atipici. I diversi sistemi politici si uniformano a livello istituzionale e a livello economico con un progressivo trasferimento di poteri verso istituzioni sovranazionali. Si assiste alla proliferazione  di numerosi atti normativi al di fuori degli ordinamenti giuridici nazionali, nati per l’uniformità degli interessi oggetto di regolamentazione. L’armonizzazione normativa promossa dall’emanazione di provvedimenti legislativi per ridurre le barriere al commercio internazionale ha rappresentato alla fine dell’Ottocento un'ulteriore spinta alla creazione di un mercato mondiale. Una serie di iniziative regionali, come quelle promosse nel quadro del processo di integrazione monetaria europea e di armonizzazione comunitaria dei mercati finanziari (vedi direttive comunitarie in materia bancaria, le direttive comunitarie in materia di intermediazione finanziaria e le direttive comunitarie sulle borse), la conclusione di numerosi accordi bilaterali, la liberalizzazione concordata in sedi regionali (UE, North American Free Trade Agreement-NAFTA), i risultati di alcuni negoziati multilaterali, quali quelli dell’OCSE e dell’ Uruguay Round, hanno rappresentato un’ulteriore spinta alla globalizzazione.

Per tali motivi la globalizzazione rende inadeguata l’idea di società, intesa come un sistema sociale unitario, territorialmente definito e istituzionalmente organizzato. Essa mette in dubbio il tradizionale apparato di poteri dello Stato nazionale e la sua sovranità, intesa come giurisdizione statuale e indipendenza nei confronti di altri soggetti pubblici internazionali. La diminuzione della sovranità nazionale associata alla diffusione di ordinamenti giuridici non statali, sovranazionali e settoriali comporta la creazione di fonti normative molto diverse tra loro, che riducono l’attività legislativa dello Stato a semplice attività amministrativa di recepimento.

Interpretazioni differenti della Globalizzazione

Secondo l’analisi liberale, la globalizzazione comporta un cambiamento qualitativo e allo stesso tempo positivo del sistema internazionale attuale che viene traghettato verso un nuovo sistema socio economico contrassegnato dall’abbattimento delle divisioni nazionali. Il carattere sovranazionale della globalizzazione, secondo i liberali, permette il mantenimento della pace a livello mondiale, in quanto ogni nazione trae benefici economici dal buon andamento delle altre nazioni, per cui una nazione è meno incline a prendere le armi per fiaccare le altre economie, a differenza di quanto avveniva in presenza di politiche mercantilistiche molto diffuse fino a fine Ottocento. Secondo questa interpretazione la globalizzazione economica è un processo nuovo e soprattutto positivo, in quanto implica una condivisione di valori liberali quali l’individualismo e la libertà, una massimizzazione della ricchezza mondiale che reca benefici economici a tutti e permette a tutti gli individui di aumentare le proprie scelte.

Secondo la scuola mercantilistai, la globalizzazione è solamente un cambiamento quantitativo dei flussi commerciali e dunque non rappresenta un evento nuovo. Alla base di queste teorie vi sono i dati riguardanti i flussi commerciali e il grado di apertura delle economie nazionali già prima della grande guerra. In sostanza la globalizzazione è soltanto una forma di interdipendenza economica intensificata.

Secondo l’analisi marxista, la globalizzazione è nello stesso tempo sia interdipendenza intensificata, come per i mercantilisti, sia creazione di una economia globale come ultimo stadio del capitalismo. Come i liberali anche i marxisti sostengono che la globalizzazione presenta elementi di novità ma proprio a differenza dei liberali il giudizio che ne danno è negativo. La globalizzazione viene considerata una nuova forma di sfruttamento degli Stati più deboli e dei popoli più poveri a causa di un processo ineguale in cui il potere economico è concentrato nei maggiori paesi industrializzati. Ciò viene attribuito soprattutto al sempre maggiore peso che le multinazionali hanno nell’economia mondiale. Esse favoriscono lo spostamento della produzione dai paesi più industrializzati a quelli in via di sviluppo, permettendo zone franche in cui i diritti umani non sono garantiti e dove i salari sono più bassi.



i Il mercantilismo è una dottrina economica basata su  una politica indirizzata ad aumentare, entro lo Stato, la disponibilità di moneta e il protezionismo tendente a rendere la bilancia commerciale attiva.

 

Bibliografia

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Redattore: Giovanni AVERSA