GOLDEN SHARE

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Titolo azionario emesso nel Regno Unito in occasione di operazioni di privatizzazione interessanti settori ad alto contenuto strategico per l’economia nazionale, sui quali i poteri pubblici ritengono, nonostante tutto, di dover conservare un diritto di controllo e una capacità di indirizzo. Introdotto dal Governo Thatcher, esso che attribuisce allo Stato, che ne è il detentore, una posizione privilegiata rispetto agli altri azionisti della società emittente (a prescindere dalla consistenza quantitativa delle quote di capitale possedute). Esso conferisce al Governo i seguenti diritti: diritto di prendere la parola durante le assemblee societarie, senza tuttavia poter esercitare il diritto di voto; diritto di nominare uno o due amministratori che non siano azionisti della società; diritto di vietare l’assunzione di partecipazioni azionarie superiori al 15% del capitale, nel qual caso allo Stato spetta un numero di voti pari al totale dei voti detenuti dagli altri azionisti; diritto di veto relativo alla cessione di assets, a determinare emissioni di valori mobiliari e alla liquidazione della società. Nel nostro Paese il ricorso alla golden share era prevista dal d.l. 31.5.1994 n. 332 conv. In l. 30.7.1994 n. 437 ed è stato disciplinato dal d.p.c.m. 11.2.2000 che si richiama alla salvaguardia di vitali interessi dello Stato e a imprescindibili motivi di interesse generale. In ragione di ciò è negato il gradimento ad acquisizioni azionarie non trasparenti o che compromettono processi di liberalizzazione, comportano rischi oggettivi di infiltrazione di organizzazioni criminali, comportano pregiudizi agli interessi pubblici avuto riguardo all’autonomia e alla sicurezza dei rifornimenti di materie prime e di beni essenziali, alla continuità dei servizi pubblici essenziali, allo sviluppo dei settori tecnologicamente avanzati.