GOLD EXCHANGE STANDARD

Sistema monetario a cambio aureo raccomandato alla Conferenza di Genova del 1922 e via via introdotto con qualche variante in molti paesi. Con questo sistema si instaurava la libera convertibilità del biglietto di banca nazionale in una valuta estera ancorata, come il dollaro degli Stati Uniti, al gold standard, oppure operante, come la lira sterlina dal 1925 al 1931, in regime di gold bullion standard. Il gold exchange standard consentì in linea generale di risparmiare oro e di rafforzare le riserve della banca centrale immettendovi, appunto, le valute estere convertibili. Si introdusse quindi nella riserva una competente fiduciaria. Non fu però possibile ripristinare gli automatismi propri del gold standard in merito alla bilancia dei pagamenti e alla quantità di moneta occorrente al sistema economico. I movimenti di espansione o di contrazione del credito nel paese in regime di gold exchange standard non si riflettevano nel paese a valuta di riserva e quindi i relativi effetti non avevano modo di essere neutralizzati. Il pericolo di spinte inflazionistiche, paventato già agli inizi degli anni Venti, divenne ben presto realtà. Il nuovo sistema a cambio aureo entrò in crisi con la svalutazione della sterlina nel 1931, con il concomitante abbandono in Gran Bretagna del gold bullion standard e con le vicende monetarie degli Stati Uniti dal 1933 in poi, imperniate nel divieto per i privati di possedere oro, se non in minima misura, nella dichiarazione di inconvertibilità interna del dollaro e nella sua svalutazione. Dopo la seconda guerra mondiale, nel pieno funzionamento degli Accordi di Bretton Woods, il gold exchange standard  ha funzionato solo nei riguardi del dollaro come moneta di riserva convertibile. La sospensione della convertibilità esterna avvenuta il 15.8.1971 ha posto fine a quello che era rimasto del sistema a cambio aureo.