GIUSTA CAUSA

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Evento della realtà sociale che incide dall’esterno sulle vicende di un contratto di durata o ad esecuzione continuata o ad esecuzione differita, determinandone lo scioglimento senza obbligo di preavviso e consentendo, quindi, che il recesso possa essere esercitato con effetto immediato. La giusta causa è menzionata da numerose disposizioni di legge, sia generali, come quelle contenute nel codice civile, sia speciali (p.e., la l. 15.7.1966 n. 604 in ordine allo scioglimento del rapporto di lavoro subordinato). L’avvenimento esterno, sotto il profilo strutturale, può essere il più vario, potendo consistere in un semplice fatto o in un negozio giuridico, in un evento isolato o in una complessa serie di eventi; di esso non si può dare quindi una definizione valida per tutti i casi, essendo possibile solo precisare che la valutazione sulla esattezza della causa va fatta servendosi dei parametri offerti dall’ordinamento giuridico ed adeguando le esigenze obiettive dello stesso alla concreta situazione delle parti ed alle modalità del regolamento contrattuale e del relativo svolgimento. Menzione a parte, in quanto non hanno effetto interruttivo di un rapporto giuridico patrimoniale, meritano il giusto motivo previsto dall’art. 81 c.c. in tema di risarcimento del danno per mancata esecuzione della promessa di matrimonio; la “giusta causa” prevista dall’art. 146 c.c. in tema di allontanamento del coniuge dalla residenza familiare e come attributo dell’allontanamento stesso; infi- ne, l’ipotesi prevista dall’art. 2041 c.c. e riferita all’arricchimento senza causa in danno di altra persona, la cui mancanza importa che chi si è arricchito è tenuto, nei limiti dell’arricchimento, ad indennizzare il danneggiato della correlativa diminuzione patrimoniale.